Serena Autieri La Sciantosa

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Serena Autieri in La Sciantosa

Serena Autieri apre la stagione teatrale con il suo spettacolo musicale campione d’incassi ” La Sciantosa… ho scelto un nome eccentrico”

Venerdì 23 novembre inizio spettacolo ore 20:45.

Teatro Eduardo De Filippo di Arzano

info ☎️ Botteghino ➡️ 081 0140898 – 3334587302 

prezzo biglietto € 30 vendita online clicca qui etes

Presentazione spettacolo

  • Titolo: La Sciantosa ho scelto un nome eccentrico
  • Genere: Spettacolo Musicale
  • Scritto: Vincenzo Incenzo
  • Interpreti: Serena Autieri
  • Direzione Musicale: Enzo Campagnoli
  • Regia: Gino Landi
  • Costumi: Monica Celeste
  • Performer Alessandro Urso
  • Produzione: Enrico Griselli

🎭 NOTE DELL’AUTORE:

Incontrare la sciantosa e il suo “nome eccentrico” vuole dire aprire un baule magico con un immenso tesoro dentro. Vuole dire tuffarsi anima e corpo nell’oceano della tradizione classica e allo stesso tempo abbracciare le radici della modernità. ‘A tazz’ e cafè, Comme facette mammeta, I’ te vurria vasà, prima di essere meravigliose canzoni sono testimoni e sentinelle di un mondo e di un’epoca da proteggere, di un tempo e di uno spazio in cui germogliano i princìpi tutti della cultura dello spettacolo.

Serena Autieri entra a schiaffo, con i panni di Pulcinella nei luoghi e nei codici del caffè concerto e del varietà, ed è subito Napoli, arte di arrangiarsi, gioia e disperazione, mare romantico e vulcano incandescente. E’ guerra, colera, miseria ma è anche resurrezione, sorriso, amore.
Poi, via la maschera, e d’incanto Napoli è femmina. Una “mossa”, una rima recitata, una lacrima, ed eccole, quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni, americani che ‘o paese d’’o sole, crocicchio di riferimenti locali e stimoli provenienti da ogni latitudine, ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra.

Il pretesto dello spettacolo è la prima grande protagonista di quel mondo, Elvira Donnarumma, “a capinera napoletana”, colei che sovvertì le regole dell’apparire; bassina, tarchiata, ma con una voce che toccava le corde dell’anima.

Colei che raccolse i fiori sul palco di Eleonora Duse e Matilde Serao, che rifiutò per spirito patriottico il contratto in Germania, che sfidò la sua malattia ogni sera fino alla morte pur di non abbandonare il pubblico; lei che avvolta dalla bandiera italiana, in precario equilibrio e con gli occhi pieni di lacrime, cantò “Addio” davanti a tutta Napoli che la acclamava.
Serena Autieri legge Donnarumma in controluce, sdoganandone la fisicità, recuperata attraverso il gesto e la parola, in un’ora e mezza di spettacolo senza rete, sola sulla scena, attraversata dalla cometa elegante di un mimo ogni tanto a cadenzare il flusso narrativo. Fuori e dentro, dentro e fuori, Serena gioca con il suo personaggio, lo presenta, lo incarna, lo lascia, lo riprende.

La realtà feconda la finzione e viceversa in un gioco delle parti vertiginoso ed esilarante. La scena fa il resto. Una finestra che s’illumina nella notte, lo sciabordìo di onde in lontananza, una nave in partenza, valige sul molo. Oggetti e proiezioni evocano i momenti. Tutto viene restituito a una lettura contemporanea mentre batte un cuore antico.
C’è il vicolo, la scalinatella, ma c’è anche il futurismo, le camice nere, il Ballo Excelsior, l’avvento della radio. Quadri come suggestioni, tagliati da un disegno luci che evoca più che dichiarare e musicisti che riportano nostalgie e profumi del tempo. Ma il palco non basta, e allora Serena scende tra il pubblico, e lo spettacolob da qui in poi ogni sera è a soggetto.

Il muro di Diderot cade (una lezione valida dai tempi di Plauto), e con il muro la sospensione del dubbio esistente tra finzione e realtà.

Gli spettatori diventano parte attiva e memoria di quello che fu, allo stesso tempo. Una sorta di non-sequitur visuale, dove la rottura della convenzione scatena la comicità. Risate, lacrime, riflessioni. Il pubblico è preso a schiaffi e carezze, come quel Pulcinella in incontinenza verbale magistralmente interpretato da Serena a inizio spettacolo, metafora vivente e straordinariamente attuale dell’accavallarsi folle di parole del nostro tempo.

E’ cafè chantant ma è anche talent show di oggi, perché cambiano i codici ma non il messaggio. E’ sguardo critico al presente, allo strapotere dell’immagine tritatutto, alla mai troppo considerata meritocrazia, ai valori al tramonto di patria e di famiglia. Ma è soprattutto amore, identità, rivendicazione. E passato che guarda al futuro.

Vincenzo Incenzo

Musicisti 

  • Pianoforte Luigi Flammia
  • Chitarra e Mandolino Claudio Romano
  • Basso e Contrabbasso Antonello Buonocore
  • Sax, Flauto e Clarineto Gianni Minale
  • Batteria Antonio Muto
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Lello Arena in Miseria e Nobiltà

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Lello Arena in Miseria e Nobiltà

Il Teatro Eduardo de Filippo presenta Lello Arena in Miseria e Nobiltà di eduardo Scarpetta in anteprima nazionale ed unica data a Napoli con la regia di Luciano Melchionna.

Sabato 15 dicembre inizio spettacolo ore 20:45

info ☎️ Info Botteghino ➡️ 081 0140898 – 3334587302  

prezzo biglietto € 30 vendita online clicca qui etes

Presentazione spettacolo

  • Titolo: Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta con l’adattamento a cura di Lello ArenaLuciano Melchionna
  • Regia:Luciano Melchionna
  • Attori: Lello Arena, Maria Bolignano, Tonino Taiuti, Giorgia Trasselli e con Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Sara Esposito, Carla Ferraro, Serena Pisa, Fabio Rossi, Fabrizio Vona
  • Ideazione scenica Luciano Melchionna
  • scene Roberto Crea
  • costumi Milla
  • musiche Stag
  • assistente alla regia Ciro Panciullo
  • coproduzione Teatro Eliseo e Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro con Tunnel Produzioni

🎭 NOTE DI REGIA:

Miseria o nobiltà?
Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo signorile,affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosistema: senza un solo elemento, crolla l’intera ‘architettura’. In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dove si nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della miseria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che presto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole. Sono personaggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affamati di cibo e di vita.

‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, intesa come monito di qualità e giusto equilibrio. In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che… ridere. E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni.

Ancora oggi, tra commedia dell’arte e tragicomica attualità, i personaggi di Scarpetta, privi di approfondimento psicologico, vivono e scatenano il buonumore e le mille possibili riflessioni che l’affresco satirico di un’intera umanità può suggerire.
Un’opera comica, dunque, per anime compatibili con la risata, in attesa del miracolo. ‘E cos’è il teatro se non il luogo dove il miracolo può manifestarsi?’ Tutto vive di nuovo e chissà che il sogno presto diventi realtà. Intanto, signore e signori, godiamoci le gesta goffe ed esilaranti di chi inciampa tra ‘miseria e… miseria’.
Luciano Melchionna

Personaggi e interpreti

  • Gaetano Semmolone, Tonino Taiuti
  • Gemma e Luigino, Marika De Chiara e Sara Esposito
  • Marchese Ottavio Favetti, Fabio Rossi
  • Eugenio Favetti, Raffaele Ausiello
  • Pasquale, Andrea de Goyzueta
  • Felice, Lello Arena
  • Concetta, Giorgia Trasselli
  • Luisella, Maria Bolignano
  • Bettina, Carla Ferraro
  • Pupella, Serena Pisa
  • Giacchino Castiello, Fabrizio Vona
  • Vicienzo, Fabrizio Vona
  • Biase (voce fuori campo)
  • Peppeniello, Veronica D’Elia
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